Il dovere del decentramento: perché le minoranze spiegano il mondo
Credo di essere stato sempre parte di una minoranza. Non parlo di un dato puramente statistico né di un’identità sociale predefinita, ma di una condizione mentale ed esistenziale. Mi riferisco, più esattamente, alla prospettiva di chi osserva i meccanismi del mondo dai suoi margini, anziché dal centro geometrico del potere o del consenso. È una postura scomoda, lo so, eppure necessaria. Continue reading
Nel suo celebre saggio dedicato alla transizione dall’oralità alla scrittura, Walter Ong osservava come la parola, nella sua forma originaria, costituisse anzitutto un evento vivo: una realtà dinamica e profondamente antropologica, indissolubilmente legata al corpo, alla presenza e alla responsabilità diretta di chi la pronunciava. Come dire, dietro ogni parola vi era una persona; dietro ogni affermazione, un volto.
Mi ritrovo una citazione trascritta su un foglio d’agenda. Non ne ricordo, per la verità, la provenienza. Credo sia tratta da un libro di Giuseppe Cocchiara, ma tant’è. Dice che la cultura, quella vera, abita nelle fibre invisibili che legano una comunità alle proprie radici. Annotai la riflessione in occasione della presentazione del libro di Rossano Grappone, edito dalla Gesualdo Edizioni, sulla Fontana più bella del Principato ultra, tra i monumenti caratterizzanti la cittadina di Gesualdo (AV), di cui per la prima volta si raccontava la storia, 
Grande e forse inaspettata è la sfida difficile che si trovano oggi ad affrontare le comunità delle aree interne:
L’Italia, soprattutto quella che amiamo definire minore, quella cioè dei piccoli comuni, vanta un patrimonio culturale ineguagliabile, eppure spesso ci si trova a gestirlo con una visione miope, incapace di restituire ai luoghi la loro piena dignità. Il caso ultimo di Villa delle Ginestre, storica dimora di Giacomo Leopardi a Torre del Greco, è un esempio lampante di questa tendenza. La decisione di ospitare al suo interno
Negli ultimi anni, il tema della cultura ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico, anche grazie a nuove ricerche neuro-scientifiche che evidenziano l’impatto positivo della lettura e delle attività culturali sul cervello umano.
Ricordo quasi tutto di quella tragica sera del 23 novembre 1980. L’eccezionalità di questa affermazione sta nel fatto che avevo allora sette anni; e si sa bene che è alquanto difficile ricostruire nei minimi dettagli momenti confinati in uno spazio così lontano della propria fanciullezza. Io, invece, come credo ogni mio coetaneo, sono in grado di riferire – in ordinata sequenza – ciascuno degli attimi vissuti durante la violenta scossa di terremoto, come pure le ore successive e i giorni più acuti dell’emergenza. Ma non è propriamente di questo che vorrei parlare. La confidenza riguarda piuttosto il susseguirsi di talune situazioni, di talune immagini, che mi hanno accompagnato a lungo negli anni senza che però potessi dare alle stesse il giusto nome, la giusta collocazione o la giusta motivazione in una gerarchia precisa di valori. D’altra parte, quante cose appaiono oscure agli occhi dei bambini!