Il fascino e la complessità delle armi in asta
Ieri, nella prestigiosa sede del Museo della Civiltà Normanna di Ariano Irpino, si è tenuto un importante momento di condivisione scientifica coordinato dal Direttore museale, Giuseppe Muollo. L’incontro ha visto la presentazione ufficiale del catalogo delle monete antiche, curato magistralmente da Mario Zecchino, e del nuovo Catalogo delle armi in asta, di cui ho avuto io l’onore di firmare la curatela.
La presentazione dei due volumi ha rappresentato un momento di particolare rilievo per il Museo della Civiltà Normanna, confermandone il ruolo di centro di ricerca e divulgazione dedicato alla storia materiale del Medioevo e dell’età moderna. Se il catalogo numismatico di Mario Zecchino pone in evidenza il valore scientifico di una delle raccolte monetali più significative fra quelle esistenti in Italia, il Catalogo delle armi in asta intende offrire un contributo altrettanto rigoroso ad un settore ancora oggi poco conosciuto e frequentemente oggetto di semplificazioni.
Nel mio intervento ho voluto richiamare proprio questo aspetto.
Le armi in asta appartengono ad un universo storico e tecnico di grande complessità, che troppo spesso viene appiattito da rappresentazioni imprecise, anche in ambiti autorevoli come il cinema o la divulgazione televisiva. Confusioni terminologiche, classificazioni approssimative e ricostruzioni superficiali finiscono per impoverire una realtà che, al contrario, racconta secoli di evoluzione tecnologica, militare e culturale.
In siffatto percorso il museo di Ariano Irpino ha assunto, negli ultimi anni, una funzione di assoluto rilievo. L’acquisizione della prestigiosa collezione di Mario Troso e il lungo lavoro di studio sviluppato intorno ad essa hanno trasformato il museo in un punto di riferimento internazionale per la conoscenza delle armi in asta.
Il catalogo è nato così con un duplice obiettivo. Da un lato esso offre agli specialisti schede tecniche dettagliate, corredate da un accurato apparato fotografico e da un aggiornamento della nomenclatura armigera; dall’altro lato, propone al lettore un percorso storico che riconsegna alle armi il loro autentico significato culturale. Le armi, evidentemente, non ci parlano soltanto di battaglie: illustrano altresì le tecniche costruttive, l’organizzazione degli eserciti, le reti commerciali, le tradizioni artigianali e persino i mutamenti linguistici che nei secoli hanno modificato il significato dei loro stessi nomi.
Uno degli aspetti più affascinanti emersi durante la preparazione del volume riguarda proprio la difficoltà della classificazione legata ai nomi. Le fonti storiche utilizzano denominazioni differenti per indicare la stessa arma, oppure attribuiscono lo stesso nome a tipologie completamente diverse. È attraverso il confronto continuo tra esemplari conservati, documenti d’archivio, inventari e testimonianze iconografiche che diventa possibile ricostruire una classificazione sempre più precisa.
Il lavoro di ricerca svolto in vita da Mario Troso rappresenta, sotto questo profilo,
un contributo senza pari. Grazie ai suoi studi oggi è possibile distinguere circa sedici grandi famiglie di armi in asta, articolate in oltre quaranta tipologie differenti, alcune delle quali documentate da rarissimi esemplari conservati nella collezione acquisita dal Centro Europeo di Studi Normanni.
L’arco cronologico della raccolta è pressoché vasto: accanto ad armi pre-romane e romane, il nucleo centrale va dall’XI al XIX secolo; si tratta di uno dei patrimoni più importanti a livello internazionale. Il catalogo si propone pertanto quale efficace strumento di consultazione e, al tempo stesso, quale invito a leggere la storia attraverso oggetti che hanno accompagnato per secoli la vita politica, militare e sociale dell’Europa.
Quando un’arma entra in un museo perde definitivamente la sua funzione offensiva per acquisire un nuovo valore: quello derivante dalla storia dell’ingegno umano, delle tecniche, delle conoscenze e delle civiltà che le hanno prodotte.
È una storia che merita di essere raccontata con precisione scientifica, ma anche con la consapevolezza che la divulgazione di qualità rappresenta il primo passo per avvicinare il pubblico ad un patrimonio culturale di eccezionale valore.