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Povertà educativa e divari territoriali: la sfida dell’inclusione al centro dell’impegno dell’UNLA

In Italia, il percorso di crescita di molti giovani continua a essere segnato da profonde disuguaglianze nell’accesso all’istruzione, alla cultura e alle opportunità di partecipazione sociale. Secondo l’analisi realizzata dalla piattaforma InClasse sui dati Istat, un ragazzo su tre vive in un comune privo di scuole superiori. Allo stesso tempo, oltre il 34% degli adolescenti tra gli 11 e i 19 anni risiede in territori dove mancano cinema, teatri e spazi per lo spettacolo dal vivo, mentre il 13,7% dichiara di non avere amici con cui confidarsi.

Si tratta di numeri che raccontano una forma di povertà educativa che va ben oltre la dimensione scolastica e che investe il diritto dei giovani a costruire relazioni, sviluppare competenze e partecipare pienamente alla vita della comunità. In questo contesto si inserisce da decenni l’azione dell’UNLA – Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo, organizzazione che ha accompagnato l’evoluzione del Paese promuovendo l’alfabetizzazione, la formazione permanente e l’inclusione sociale come strumenti fondamentali di cittadinanza.

I dati evidenziano infatti come le difficoltà di accesso ai percorsi educativi siano ancora fortemente condizionate dal territorio. Se a livello nazionale circa uno studente su tre vive in comuni senza istituti superiori, in Veneto la percentuale raggiunge il 56,7%, arrivando al 93% nelle aree rurali, mentre in Valle d’Aosta sale al 63%, con punte superiori al 90% nei territori meno popolati. A queste criticità si aggiungono i problemi legati alla mobilità: oltre un quarto delle scuole statali non è servito dal trasporto pubblico e il 22,5% degli istituti del primo ciclo non dispone di collegamenti tramite scuolabus.

Anche l’accesso alla cultura presenta forti squilibri. Oltre un terzo dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni vive in aree prive di cinema, teatri e luoghi dedicati agli eventi culturali. Inoltre, un minore su due sotto i 17 anni risiede in comuni che non dispongono di musei con attività rivolte a bambini e adolescenti, mentre il 15,1% vive in territori senza biblioteche attrezzate per i più giovani. Sono dati che confermano quanto la crescita culturale e formativa sia ancora legata alle opportunità offerte dal contesto di appartenenza.

In questo scenario, il ruolo dell’UNLA assume un significato particolarmente rilevante. Nata per contrastare l’analfabetismo e promuovere l’emancipazione delle fasce più fragili della popolazione, l’associazione continua oggi a operare affinché il diritto all’educazione non si limiti all’accesso alla scuola, ma si traduca in una concreta possibilità di partecipazione culturale, sociale e civile. Attraverso attività formative, progetti territoriali e iniziative rivolte alle comunità, l’UNLA contribuisce a ridurre quelle disuguaglianze educative che i dati continuano a mettere in evidenza.

Particolarmente preoccupanti risultano anche gli indicatori legati alla socialità. Il 13,7% dei giovani tra gli 11 e i 19 anni afferma di non avere amici con cui confidarsi e un ragazzo su dieci frequenta i propri coetanei meno di una volta alla settimana. A questa fragilità relazionale si accompagna una crescente distanza dalla partecipazione civica: il 50% dei giovani non prende parte ad attività sociali o politiche e nove ragazzi su dieci, nella fascia 14-19 anni, non svolgono attività di volontariato.

Di fronte a queste sfide, emerge con forza la necessità di investire in percorsi educativi capaci di rafforzare competenze, senso di appartenenza e cittadinanza attiva. È proprio questa la direzione nella quale si muovono realtà come l’UNLA, che da oltre settant’anni considera l’educazione uno strumento essenziale per la crescita delle persone e per la coesione delle comunità. In un Paese in cui le opportunità formative e culturali restano ancora disomogenee, il contrasto alle nuove forme di analfabetismo – culturale, digitale e sociale – rappresenta una sfida decisiva per il futuro delle nuove generazioni.