Crocco, Pallavicini e la guerra per il Mezzogiorno
Dialogare con Carmine Pinto, benemerito professore di Storia contemporanea presso l’Università di Salerno, costituisce un’occasione vera di arricchimento.
Il suo libro, Il brigante e il generale, rappresenta senza dubbio un contributo fondamentale per lo studio del brigantaggio post-unitario e del Risorgimento nel suo complesso. Pinto riesce a coniugare in modo efficace il rigore accademico con uno stile narrativo fluido e coinvolgente, che rende il saggio accessibile a un pubblico più ampio, non solo agli specialisti. Questa capacità di unire talento storico e letterario è uno dei punti di forza dell’opera, lodata dalla critica proprio per la brillantezza della scrittura e l’equilibrio tra analisi storiografica e narrazione. Continue reading
La questione ambientale, grazie alla sensibilizzazione e ai richiami quotidiani del Pontefice, grazie al clamore suscitato da azioni varie e magari non convenzionali, è tornata al centro del dibattito pubblico (per non dire di moda) e la politica ha dovuto prenderne contezza, dopo essersi assuefatta evidentemente ai rumori della coscienza prodotti da chi – come Al Gore o Greta Thunberg – ha fatto della difesa dell’ambiente un vessillo, una vera e propria ragione di vita (prima che per sé) per il pianeta, un pianeta che tutti gli indicatori scientifici ci dicono ormai essere in sofferenza.
L’incontro con Paolo Di Paolo è stato illuminante. La lettura del suo libro, Romanzo senza umani, si è rivelata un vero colpo di scena. Un mio amico, con sorriso complice, me lo ha regalato dicendomi: “Non può non piacerti”. E si riferiva a me, un professore di storia sulla cinquantina, formatosi sui temi del Cinquecento, che ha esplorato la memoria individuale e collettiva, argomenti cari allo stesso Di Paolo. Aveva dunque ragione l’amico nel pensare che il libro potesse incuriosirmi per una serie di dati esterni, ma devo precisare che la scintilla del coinvolgimento è scattata per ben altri motivi. Poterne parlare direttamente con l’Autore mi ha dato più di una conferma. 
I libri sono riserve di grano da ammassare per l’inverno dello spirito.
Mi è capitato di partecipare alla presentazione di Canto per Europa di
La storia del battello Pentcho, nome proprio di persona che in ebraico corrisponde al nostro Stefano, da quando è stata riportata alla luce, non smette di turbare ed affascinare contemporaneamente. L’idea del giovane Alexander Citrom di salpare da Bratislava, di navigare il Danubio fino al Mar Nero per arrivare in Palestina, la terra promessa, mettendo in salvo 400 ebrei di diversa provenienza, minacciati questi dall’avanzare della ferocia nazista, data l’epopea che ne derivò, è stata considerata dagli stessi protagonisti una delle esperienze più significative nella vicenda complessiva dell’Olocausto.
Ho avuto contezza del lavoro di Paola Anselmi prima che si desse avvio alle attività della Gesualdo Edizioni. Convinto, infatti, che la vita senza musica sia un errore (e qui la citazione è fin troppo nota), a maggior ragione è dato pensare che quell’errore diventi fatale, o quantomeno imperdonabile, se la vita di cui si parla è la vita dei bambini. Ho sempre ammirato, dunque, e ricercato e seguito con interesse, quanti riescono a fare musica “con e per” i bambini.
Capita sempre più raramente d’imbattersi in libri che, nati per dare un contributo consistente a ricerche condotte in ambiti specialistici, acquisiscano poi un respiro ulteriore. E quando ciò capita, ci si sente in un certo qual modo rasserenati, quasi al riparo, giacché si riscopre d’un tratto tutta la vivacità della missione accademica che molti invece oggi vorrebbero scialba, priva di colore, i colori tipici delle missioni culturali di cui l’istruzione universitaria è sicuramente parte.