Gesualdo, la musica e il patrimonio: la terza edizione della rassegna della Scarlatti
L’Associazione Alessandro Scarlatti di Napoli coltiva un piccolo sogno: vedere Gesualdo diventare, per la sua storia, un centro stabile di ascolto e di diffusione della musica da camera. Un presidio culturale di questo genere ha un valore notevole per un centro dal nome altisonante. Restituire al luogo la vocazione musicale che gli appartiene per diritto di memoria significa farne un punto di riferimento riconosciuto, capace di attrarre pubblico, studiosi e artisti.
La rassegna lavora a questo obiettivo con pazienza, anno dopo anno. Perciò la terza edizione ha un peso particolare: trasformare una buona idea in una presenza culturale riconoscibile.
Tra le novità di quest’anno, nell’ambito dei concerti svoltisi il 25, il 26 e il
27 ottobre, va segnalata la presenza del clavicembalo nei tre appuntamenti del cartellone.
Per Gesualdo il clavicembalo è un simbolo. Carlo Gesualdo chiamò “dello Zembalo” la stanza del Castello in cui componeva: la sua stanza d’artista, il luogo del pensiero e della creazione musicale. Del clavicembalo, poi, Carlo Gesualdo dichiarava apertamente di farne “grande professione”.
Un episodio lo racconta bene.
In occasione delle seconde nozze con Leonora d’Este, il principe si fermò alle porte di Ferrara, ad Argenta, e volle dimostrare la propria arte al clavicembalo. Le fonti riferiscono che in tutta Argenta non ne fu trovato uno, dovendosi accontentare del liuto. Il Castello di Gesualdo, a quel tempo, ne possedeva addirittura due.
Il clavicembalo inoltre ebbe un ruolo essenziale nella storia della costruzione strumentale dell’epoca. Carlo Gesualdo seguiva da vicino la
realizzazione degli strumenti e dava indicazioni precise sul loro adattamento, perché sostenessero e accompagnassero il canto, cioè le voci che egli stesso istruiva. Gesualdo componeva e insieme pensava lo strumento come parte viva del linguaggio musicale, in un dialogo costante tra tecnica, suono e voce. Ascoltare il clavicembalo a Gesualdo significa quindi riannodare un filo autentico con la storia del luogo.
L’edizione 2026 si è svolta in un fine settimana particolarmente significativo.
La prima ricorrenza è stata quella delle Giornate Europee del Patrimonio, che invitano a riflettere sul significato della parola “patrimonio”: monumenti, luoghi, opere d’arte e insieme memorie, tradizioni e pratiche vive da custodire e trasmettere. Quale modo migliore della musica per rendere vivo un patrimonio?
La seconda ricorrenza ha riguardato l’anniversario francescano. Il 2026 segna gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi e la Chiesa francescana di Santa Maria delle Grazie è sembrata la sede naturale per accogliere la rassegna.
Dopotutto, il senso della rassegna stessa sta nel creare occasioni di incontro tra la musica, la storia, i luoghi e le persone. Con la terza edizione Gesualdo ritrova uno strumento che appartiene alla sua storia, mentre l’appuntamento acquista la solidità di una tradizione in formazione.