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L’Asilo infantile di Andretta: un secolo e mezzo di storia, carità e comunità

Quando si recupera la memoria viva dei luoghi e delle persone che ne hanno segnato il cammino, allora i libri riescono finanche a far battere il cuore di una comunità. È il caso del volume firmato da Angelo Russo, dedicato alla storia dell’Asilo dell’infanzia di Andretta, in provincia di Avellino; un lavoro prezioso, che risponde ad una necessità concreta: indagare le trasformazioni di un paese dell’entroterra campano e, con queste, la promozione sociale avutasi grazie ai protagonisti della sua vita civile, politica e religiosa.

Un punto di forza del saggio risiede nella capacità di contestualizzare con rigore e dettaglio il periodo in cui prese vita l’Asilo: l’Andretta di fine Ottocento. Il quadro che Angelo Russo ci restituisce è quello di una realtà tutt’altro che marginale e periferica nel contesto irpino del tempo.

Nel libro infatti si legge di un centro di quasi cinquemila abitanti, capoluogo di Mandamento, con oltre duecento nascite all’anno: il paese vantava tre istituti di credito, opifici a vapore per cereali e olive, un pastificio, una miniera di torba e lignite, cave e fornaci. Si legge di un tessuto produttivo e professionale assai vivace (animato da un gran numero di artigiani, commercianti, medici, avvocati e professori), con ben sette scuole elementari e una forte presenza di giovani agli studi superiori e universitari. Si apprende altresì di un sistema strutturato di assistenza – dalla Congrega di Carità al Monte Frumentario – immerso in un territorio agricolo rinomato per i suoi cereali, per i vini di Frascineta e San Potito e per le sorgenti d’acqua di pregio.

È proprio in questa comunità operosa, ma segnata dalle inevitabili diseguaglianze del tempo, che la Chiesa e l’associazionismo locale sentirono l’urgenza di creare strutture educative in grado di formare ed assistere i bambini più bisognosi.

Il perno narrativo ed emotivo intorno a cui ruota la prima parte del saggio è la figura di Don Francesco Saverio Mauro, arciprete della Collegiata dal 1848. Figura di grande caratura spirituale ed ecclesiastica (imparentata con personalità citate da Francesco De Sanctis nel suo Viaggio elettorale), Don Mauro visse le tensioni dell’epoca risorgimentale, traducendo il sentimento religioso in un’incisiva azione sociale.

Nel 1897, la fondazione dell’Asilo d’infanzia, unitamente all’orfanotrofio, rappresentò l’apice della sua missione pastorale e caritativa: un luogo pensato per dare sollievo alle famiglie in difficoltà ed educare i piccoli “con tenerezza materna”.

La ricerca di Russo ha il pregio di non fermarsi al XIX secolo, seguendo l’evoluzione dell’Asilo nel corso del Novecento.

Nel 1933 l’eredità spirituale e organizzativa venne raccolta da monsignor Angelo Raffaele Accocella – figura anche questa carismatica di umanista, poeta ed educatore – coadiuvato dalla dedizione intensa di Suor Gaetanina Florio del Sacro Cuore.

Nel secondo dopoguerra, resisi insufficienti i vecchi locali, l’amministrazione promosse la costruzione di una nuova sede grazie al contributo della Cassa per il Mezzogiorno.

Inaugurata nel 1969, la nuova struttura intitolata all’«Arciprete Don Francesco Saverio Mauro» venne sancita ufficialmente con Decreto del Presidente della Repubblica il 28 aprile 1970, consacrando il passaggio da opera pio-caritativa a scuola materna integrata nel sistema pubblico.

Ciò che eleva il volume sopra la semplice storiografia locale è il rigore metodologico impiegato dall’autore. Russo mette sapientemente a confronto due tipologie di documentazione:

  1. Fonti intenzionali: Delibere comunali, atti della Pretura, decreti e documenti ufficiali che tracciano l’architettura istituzionale dell’Ente.

  2. Fonti non intenzionali (“narranti”): Registri parrocchiali, contratti notarili, denunce e soprattutto le struggenti lettere degli emigranti verso gli Stati Uniti.

Attraverso questo intreccio, la storia dell’Asilo si specchia nella più grande “questione meridionale”, raccontando di povertà, epidemie, guerre e del sogno dell’emigrazione transoceanica.

La ricerca di Angelo Russo supera di molto i confini della storia locale. Come emerge con chiarezza nelle sue pagine, questo lavoro è un accorato invito alla comunità di Andretta — ma in verità a chiunque ami la storia del Mezzogiorno — a riconoscere nei luoghi della cultura e dell’istruzione (la Biblioteca, il Museo, le scuole) le fondamenta per costruire veri e propri quadri di civiltà.

E aggiungo. Un libro da leggere per tre ragioni fondamentali:

  • Per saldare un debito di gratitudine verso uomini e donne che per oltre un secolo si sono spesi per la cura dei bambini più vulnerabili.

  • Per comprendere le radici profonde di un territorio, cogliendo i “piccoli fatti umani” che formano l’identità di un paese.

  • Per trasformare la memoria in responsabilità verso il futuro, dimostrando alle nuove generazioni che solidarietà e cultura sono tra i primi presupposti di ogni riscatto sociale.

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Ne abbiamo parlato sabato 8 agosto 2026 presso la Sala consiliare del Comune di Andretta insieme a Giuseppe Acocella, Aurelio Di Matteo e Francesco Badia. Presenti il sindaco Giuseppe Guglielmo, il delegato alla cultura Pino Magnotta, il parroco don Salvatore Sciannamea e Angelo Russo. Coordinatore ed organizzatore Pietro Guglielmo.