San Paolino di Nola: primo evangelizzatore dell’Hirpinia
Come cambia la religiosità di una comunità territoriale quando una nuova fede si confronta con culti che in quella comunità sono radicati da secoli?
La domanda si fa particolarmente interessante se l’attenzione viene rivolta non tanto ai grandi centri del mondo antico quanto alle aree interne, dove la storia religiosa si è sedimentata nel tempo, lasciando tracce ancora leggibili.
Proprio in questa direzione guarda il libro di Giuseppe Di Marino* dedicato a Paolino di Nola, personalità assai poliedrica. Paolino, infatti, è il santo e il vescovo, ma anche l’intellettuale, lo scrittore, il poeta che visse in una fase di straordinaria trasformazione del mondo romano.
È questa complessità biografica – la formazione classica, la vita
pubblica, la produzione poetica, la conversione, il sacerdozio e infine l’episcopato – a rendere Paolino un punto d’osservazione privilegiato per comprendere come e in che modo il cristianesimo si sia diffuso nelle regioni lontane dai grandi centri urbani. La cristianizzazione, dopotutto, lungi dall’assumere le sembianze di una semplice sostituzione fra culti, fu un processo lento e stratificato, in cui la nuova fede dovette misurarsi con la memoria collettiva, le pratiche religiose consolidate e l’identità stessa delle varie comunità in cui esso attecchì.
L’entroterra preso in considerazione da Giuseppe Di Marino è quello delle Valli d’Ansanto, cuore di una delle esperienze religiose più significative dell’antica Irpinia: il culto di Mefite. Da un lato, dunque, un’antichissima tradizione cultuale legata ad uno spazio dal forte valore simbolico; dall’altro lato, invece, l’affermazione progressiva del cristianesimo.
In mezzo, gli uomini che questo passaggio lo vissero in prima persona, interpretandolo e, in parte, orientandolo.
Chi furono, allora, i veri protagonisti della cristianizzazione di quest’area interna della Campania?
Alla tradizione consolidata, che ha attribuito un ruolo prioritario a San Felice, Di Marino contrappone una rilettura critica, rivalutando la posizione di San Paolino. E lo fa reinterpretando fonti, rileggendo le cronologie, riconsiderando la topografia di determinati luoghi nonché le vie principali di comunicazione, sulle quali hanno viaggiato uomini, merci, idee e culti.
È un esercizio metodologico prezioso, che ricorda a chiunque si occupi di storia il valore innanzi tutto del ritorno alle fonti, alla varietà delle stesse, contro la tentazione di accontentarsi della sola parte narrativa che ci è stata tramandata. Un principio ancora più necessario quando si studiano contesti come l’Irpinia, la cui memoria non vive per fortuna solo nei documenti, bensì nella geografia, nei percorsi antichi, nelle testimonianze archeologiche e nella tradizione delle comunità locali.
Il tema proposto dal libro va dunque ben oltre la vicenda personale del
santo di Nola, riguardando più esattamente il rapporto assai complesso tra continuità e mutamento: cosa sopravvive di uno spazio sacro quando la fede che lo abita cambia? Come si reinterpreta un paesaggio religioso? In che modo una nuova credenza dialoga con quella che l’ha preceduta? E, soprattutto, quali figure rendono possibile questo passaggio?
Sono interrogativi che appartengono indubbiamente al passato, ma che non mancano di parlare al tempo presente, perché ci ricordano che l’identità di una comunità non nasce mai in un solo momento: si costruisce per stratificazioni successive, fatte di trasformazioni, permanenze e nuove letture del proprio patrimonio materiale ed immateriale.
Il merito principale di questo volume, si dirà in conclusione, sta proprio nel tenere insieme due storie che si illuminano a vicenda: quella di un uomo, San Paolino, con il suo percorso intellettuale e spirituale, e quella di una regione, l’Irpinia, con i suoi santuari, la sua memoria religiosa e il lento passaggio dal mondo antico a quello cristiano.
Sottraendo Paolino ad un’agiografia isolata dal contesto e restituendolo alle dinamiche concrete del suo tempo, ivi compresi i rapporti con Sant’Agostino, San Girolamo e Giuliano di Eclano, Di Marino compie un’operazione che è insieme storica e metodologica: dimostra come la grande storia della cristianizzazione si scriva nondimeno nelle pieghe di una geografia minore, dove le fonti vanno sottoposte a nuovi interrogativi, mentre i luoghi comuni della tradizione meritano di essere messi alla prova.
Un libro che riconosce all’Irpinia il ruolo di laboratorio storico che le spetta e a Paolino di Nola la statura di un protagonista consapevole dell’età che fu sua.
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°La presentazione del libro di Giuseppe Di Marino, San Paolino di Nola. Primo evangelizzatore dell’Hirpinia (Gesualdo Edizioni) si è svolta presso la Chiesa madre di Villamaina il 14 agosto 2026, con la partecipazione di S.E. Mons. Pasquale Cascio e del sindaco Nicola Trunfio.