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Brevettare la vita: storia, diritto e letteratura

CORSO DI LAUREA TRIENNALE ANNO ACCADEMICO 2023-2024 BIOTECNOLOGIE (L-2)La biotecnologia rappresenta oggi uno dei campi più avanzati e strategici della conoscenza scientifica contemporanea. Le sue applicazioni attraversano settori differenti – dalla medicina alla farmacologia, dall’agricoltura alla genetica molecolare, fino alle neuroscienze e alla bioinformatica – incidendo profondamente tanto sul progresso scientifico quanto sugli assetti economici, sociali, giuridici ed etici delle società contemporanee. In questo contesto, la formazione degli studenti che intraprendono la strada delle biotecnologie non può (e non dovrebbe mai) limitarsi alla sola acquisizione di competenze tecniche e sperimentali, dovendo la stessa ricomprendere parimenti una riflessione critica sulla storia delle biotecnologie, sull’evoluzione del rapporto tra scienza e diritto, nonché sulle tante implicazioni morali e politiche connesse alla manipolazione della materia vivente.

Conoscere la storia della biotecnologia significa comprendere innanzi tutto come le grandi scoperte scientifiche siano nate all’interno di specifici contesti culturali, economici e istituzionali. Dalla scoperta della struttura del DNA allo sviluppo delle tecniche di DNA ricombinante, fino alle più recenti applicazioni dell’ingegneria genetica e delle cellule staminali, ogni avanzamento scientifico ha prodotto sì nuove possibilità terapeutiche e produttive, ma pure nuovi interrogativi circa i limiti dell’intervento umano sulla vita. La storia delle biotecnologie è, in questo senso, storia del progressivo ampliamento del potere tecnico dell’uomo sul vivente.

Parallelamente, si è sviluppata la storia della tutela giuridica delle invenzioni biotecnologiche. Il sistema dei brevetti, nato per incentivare l’innovazione e garantire protezione economica agli investimenti nella ricerca scientifica, ha progressivamente esteso il proprio ambito di applicazione fino a coinvolgere materiali biologici, sequenze genetiche, cellule e procedimenti vari di manipolazione. E, allora, fino a che punto è legittimo appropriarsi privatamente di elementi del patrimonio biologico? Quali limiti devono essere posti alla brevettabilità del vivente? In che modo il diritto può conciliare la promozione dell’innovazione con la tutela della dignità umana, della salute collettiva e della biodiversità?

Le norme giuridiche, amano dire i giuristi, non costituiscono soltanto strumenti tecnici di regolazione del mercato o della ricerca, rappresentano bensì il luogo nel quale le società democratiche cercano di bilanciare più cose. Nel nostro caso: libertà scientifica, interessi economici, tutela dei diritti fondamentali e protezione del bene comune. Se, insomma, il sapere biologico, coinvolge questioni quali la sperimentazione genetica, l’uso delle cellule staminali embrionali, la clonazione, la proprietà intellettuale sulle sequenze genetiche o l’accesso alle cure mediche, vuol dire che esso non può essere affatto scisso o separato dalle innumerevoli implicazioni giuridiche ed etiche che vi sono connesse. Ed è la ragione per cui le fonti scientifiche e normative non possono esaurire l’intero spazio della riflessione critica, che al contrario deve aprirsi ad altri ambiti del sapere.

In siffatto contesto, la letteratura ha spesso svolto un ruolo sorprendentemente anticipatore. Numerose opere hanno colto, ben prima dello sviluppo delle moderne scienze, i rischi e le ambivalenze legati al potere tecnico esercitato sulla vita. Testi come Frankenstein di Mary Shelley – tanto per citare l’esempio più noto – hanno espresso, in forma narrativa, paure, speranze e conflitti che oggi emergono concretamente nel dibattito sulle manipolazioni genetiche o sul rapporto tra progresso scientifico e responsabilità morale. In tale prospettiva, la letteratura rappresenta una risorsa fondamentale per comprendere l’immaginario sociale che sempre accompagna l’evoluzione della scienza.

Studiare le biotecnologie, pertanto, significa confrontarsi con una disciplina che si colloca al confine tra scienze della vita, diritto, economia, filosofia ed etica. Per i futuri biologi diventa essenziale sviluppare, accanto alle competenze scientifiche avanzate, una fondata consapevolezza rispetto alle conseguenze sociali e umane delle innovazioni tecnologiche, per comprendere pienamente le responsabilità che accompagnano il progresso biotecnologico e contribuire così ad uno sviluppo scientifico capace di coniugare innovazione, tutela della persona e interesse collettivo.

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Il titolo di questo intervento riproduce il titolo del seminario svolto il 5 maggio scorso presso il Dipartimento di Biotecnologia dell’Università degli Studi del Sannio.