Viaggiare con l’IA: oltre le mappe, dentro le storie
Questo pomeriggio si è parlato con Ernesto D’Avanzo, professore presso l’Università di Trento, di un tema che oggi sta trasformando profondamente il nostro modo di viaggiare e di vivere il patrimonio culturale: l’intelligenza artificiale applicata al turismo e ai beni culturali.
Il dialogo con il professor D’Avanzo ha messo in luce un punto chiave: l’IA non deve essere vista come una tecnologia fredda e distante, bensì come uno strumento in grado di rafforzare il legame tra persone e luoghi, rendendo l’esperienza culturale più immersiva, accessibile e personalizzata.
Uno degli aspetti che abbiamo affrontato è la capacità dell’IA di raccogliere e interpretare grandi quantità di dati: preferenze di viaggio, recensioni, flussi turistici, persino le condizioni meteorologiche. Secondo D’Avanzo, queste informazioni possono essere trasformate in proposte su misura, capaci di suggerire itinerari personalizzati, attività coerenti con gli interessi del viaggiatore e perfino momenti meno affollati per visitare un museo o un sito archeologico.
Abbiamo discusso anche di come i beni culturali possano beneficiare di
strumenti di realtà aumentata e chatbot intelligenti. Un visitatore potrebbe, ad esempio, inquadrare con lo smartphone un affresco medievale e ricevere in tempo reale una narrazione contestualizzata, multilingue e adattata al proprio livello di conoscenza. L’obiettivo – come sottolinea il professore – non è sostituire le guide, ma arricchire l’esperienza, ampliando i punti di accesso alla cultura.
Il turismo culturale, soprattutto in Italia, è spesso messo a dura prova dall’overtourism. Qui entra in gioco l’IA come strumento di governance: analizzando i dati di affluenza, essa può aiutare amministrazioni e operatori a distribuire i visitatori in maniera più equilibrata, riducendo l’impatto ambientale e favorendo la scoperta di destinazioni meno note. In questo modo si valorizzano non solo i “grandi classici” ma anche i territori periferici.
Un altro punto centrale riguarda l’accessibilità. Grazie all’IA, oggi è possibile sviluppare strumenti di traduzione automatica e assistenti vocali che rendono fruibili mostre e itinerari anche a persone con disabilità
visive o uditive. “La tecnologia – ricorda D’Avanzo – non è fine a se stessa: acquista valore quando abbatte barriere e crea nuove opportunità di partecipazione culturale”.
Il colloquio con il professor D’Avanzo ha lasciato una certezza: il futuro del turismo e dei beni culturali passa dalla capacità di integrare innovazione e tradizione, come dovrebbe essere in molti campi. L’IA non sostituisce l’emozione di camminare tra le rovine di un teatro romano o di ammirare dal vivo un dipinto rinascimentale; ma può accompagnarci in questo viaggio, rendendolo più ricco, consapevole e sostenibile.
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Il colloquio con Ernesto D’Avanzo si è svolto presso il Castello di Gesualdo il 3 agosto 2025 nell’ambito della manifestazione “Saperi e Sapori” organizzata dall’associazione Kaos.