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Purché non si tratti di trenta denari…

Tra i difetti geneteci dell’Amministrazione cittadina di Gesualdo (AV) v’è innegabilmente quello di pubblicare le delibere consiliari con estremo ritardo rispetto alle riunioni di Consiglio. L’emergenza Covid-19, dunque, non c’entra nulla se soltanto ieri (29 aprile) è stata resa nota sull’albo pretorio – insieme alle altre – la delibera consiliare n. 2  dell’11 febbraio scorso.

Inutile spiegare che più si ritarda la pubblicazione di una delibera più il brogliaccio della riunione finisce con l’essere confuso e monco, giacché privo del necessario sostegno derivante dalla memoria. Questa infatti rischia di presentarsi sbiadita alla meta, penalizzando il ruolo proprio e tipico dei verbali, di qualunque tipo di verbale. 

Nell’ultimo Consiglio comunale svoltosi martedì 11 febbraio 2020, si discusse anche della rinuncia alle indennità di mandato da parte dei Consiglieri comunali. L’ordine del giorno era palesemente viziato: i consiglieri comunali, a differenza dei membri di giunta, non percepiscono alcuna indennità. In ogni caso quest’ultima, pur nelle forme di un potenziale gettone di presenza, non era stata affatto calcolata nelle carte sottoposte alla valutazione consiliare, relative – guarda caso – solo alle indennità di giunta. Di qui l’inevitabile confusione generata da tutte quelle discussioni che non vogliono mai ammettere la presenza di un vizio di fondo.  Comunque sia, al momento del voto, l’opposizione annunciò di voler legare il suo atto di rinuncia all’approvazione di un ordine del giorno in cui si autorizzasse, finalmente, le videoripresa delle riunioni consiliari: un diritto negato, nonostante le formali richieste in tal senso avanzate dalla stessa opposizione.

Si tratta di una battaglia di principio e di civiltà, dove – tanto formalmente quanto provocatoriamente – si lega una rinuncia ad una concessione, sempre nell’interesse superiore della collettività. Anzi, con una responsabilità morale in più: fugare ogni dubbio in ordine a possibili tentazioni di propaganda.

Abitudine vuole, purtroppo, che la rinuncia alle indennità si accompagni sempre a grossi paroloni, a considerazioni filantropiche commuoventi, eppure l’esperienza insegna che se le “azioni” vengono fatte “senza fede”, esse rischiano di attivare meccanismi alla lunga deleteri. Nel caso di specie: pesare sulle casse dell’Ente per qualsiasi minuzia, fino ad eguagliare o superare addirittura il costo di un’indennità. 

Faccio un solo esempio, utilizzabile da ognuno come gli pare, vista poi la difficoltà concreta e materiale di controllare le voci generali (a volte generiche) delle spese di bilancio.

Prendendo visione della determinazione comunale n. 43 del 28 marzo 2019, ci si accorge – non senza stupore – che gli uffici comunali sono stati mobilitati affinché, dietro elaborate motivazioni, si potessero pagare 30 euro ad uno spedizioniere di Avellino.

Motivo? Far giungere ad una società romana di distribuzione editoriale alcuni libri che nella determina si dicono “in carico” all’Istituto italiano di studi gesualdiani (all’epoca dei fatti, oltretutto, non ancora ricostituito).

Ci si può meravigliare del pagamento di soli 30 euro?

“Benedetti siano gli istanti, e i millimetri, e le ombre delle piccole cose”, ebbe modo di scrivere Fernando Pessoa. E proprio in termini di istanti, millimetri e ombre ci si potrebbe esercitare sulla determina in questione.

Perché tanta fretta nel far partire da Avellino libri che erano custoditi a Gesualdo, dove il Comune ovviamente gode di servizi in convenzione, anche in riferimento alle spedizioni postali? Quanti e quali libri sono stati esattamente spediti, visto che la determinazione comunale si guarda bene dall’agevolare l’utenza, specificando – così come si dovrebbe – i titoli gesualdiani in questione?

Io, che pur di bibliografie un po’ me ne intendo, per capire effettivamente quali libri necessitassero dell’urgenza di una spedizione dalla città capoluogo, da più di un anno sto giocando alla caccia al tesoro, attraverso il motore di ricerca presente sul sito della società romana prima citata. Ma al di là del gioco, la riflessione è un’altra e riguarda la tematica dei “campanelli d’allarme” nel controllo della gestione, ovvero il rischio di addossare all’Ente ogni minima spesa, anche quella futile e non necessaria, sol per il fatto (magari e chissà) di aver rinunciato ad un’indennità.

L’augurio, pertanto, è il seguente: non si trasformino mai 30 euro in 30 denari, ovvero nel tradimento di una promessa!

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