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Il re è nudo: la maggioranza annulla il bilancio comunale!

E fu così che la maggioranza decise di annullare il bilancio comunale! Succede (guarda caso) a Gesualdo, in provincia di Avellino.

Con una decisione che rimarrà nella storia, giacché iscritta per sempre negli annali della comunità, soprattutto per le conseguenze tremende che essa produrrà, si apprende dall’albo pretorio che il prossimo 20 agosto la maggioranza annullerà il bilancio di previsione per poi riapprovarlo.

Dal giorno successivo decadranno – e andranno rifatti – tutti gli atti (delibere, decreti, determinazioni, ecc.) che, approvati dal 15 aprile 2019 fino a ieri, dipendono dal bilancio stesso. Un bel lavoro, insomma, oltre che una bella prova, per chi ha fatto della “competenza” un cavallo di battaglia durante la contesa elettorale.

Ma perché la maggioranza è stata indotta ad una decisione così grave, cercando di ricomporre in extremis le tessere di un puzzle sfuggito di mano?

Chi frequenta le colonne di questo blog sa la natura degli argomenti trattati nella pagina “politica” e sa che, fin dagli esordi della propria esperienza consiliare, l’opposizione ha avvertito l’esigenza di sottoporre l’operato della nuova amministrazione ad un penetrante controllo di legittimità. In poco più di un anno, ne è derivato un campionario davvero notevole: modifiche statutarie equivoche, progetti mal confezionati, approvazione di regolamenti comunali viziati oppure violazione degli stessi, aggiramento di norme in tema di affidamenti diretti, mortificazione dei principi di pubblicità, trasparenza e concorrenza, istituzione di rapporti di collaborazione pubblica con atti privati di liberalità, bandi di concorso riscritti all’infinito, delibere “copia e incolla”, comunicazioni tra uffici di governo senza numero di protocollo, comunicazioni prefettizie taciute fin oltre i termini consentiti e (non è una frase di circostanza né una battuta) si potrebbe continuare.

V’è una constatazione amara da fare: si ritiene che dietro simili azioni, al di là di quanto si possa rimproverare in termini di opposizione, richiamando all’attenzione pubblica l’imprudenza, l’imperizia, la superficialità o la leggerezza nell’esercizio di un ufficio, si nasconde – neppure troppo velatamente – un determinato modo d’intendere lo svolgimento della funzione amministrativa, slegata non di rado dal rispetto di regole e principi.

Esempio emblematico è lo svolgimento dei consigli comunali, dove ogni cosa rischia di diventare possibile; dove i diritti dell’opposizione vengono spesso o ignorati o soppressi; dove si può chiedere di votare nomi a caso o a sorpresa, eppur destinati a commissioni rilevanti per la salvaguardia del territorio; dove si può abbandonare l’aula, perché chiamati a votare su documenti non resi disponibili in precedenza, e farlo nell’indifferenza generale; dove i consiglieri possono essere zittiti dal sindaco, se il pericolo che si corre è quello di rispondere a precisi interrogativi della minoranza; dove ad un rilievo tecnico, fondato in punto di fatto e di diritto, si risponde con una decisione politica puerile, preferendosi “eternare” una irregolarità anziché cancellarla. 

È bastato quindi ricorrere ad una Autorità superiore e reclamare il rispetto che sempre si deve alle norme, perché la maggioranza smentisse d’un tratto se stessa, ovvero quanto fatto finora, quanto scritto sui manifesti, quanto pubblicizzato sui social; è bastato rivolgersi ad una Sede superiore, perché si potesse uscire da un clima di festa perenne e fare i conti con la realtà. 

E per evitare adesso le conseguenze prodotte dal mancato rispetto delle procedure, tanto più stringenti quanto più ci si trova di fronte ad atti che sono vitali per l’esistenza di un Comune, che si fa? Certo, come nelle migliori favole di Andersen, si tenta il tutto per tutto, pur di scongiurare l’irreparabile e negare l’evidenza: che cioè il re è nudo.

Se poi tra gli scenari possibili v’è il dissesto di un Comune, e la tenuta della sua coesione sociale, poco importa. Infatti, con la decisione assunta ieri di revocare il bilancio, si dice in pratica ai cittadini: “Pazienza! Pazienza, se i nostri errori ricadranno su di voi. Per il momento, proprio come nella fiaba del re e dei suoi abiti invisibili, si continui a far finta di nulla”.

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