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Oh che bel Castello, marcondirondirondello…

Ormai se ne vedono di tutti i colori sul piano amministrativo locale. L’ultima novità, in ordine di apparizione, riguarda le determinazioni comunali.

Si può scoprire d’improvviso, infatti, che l’atto dirigenziale con cui si assume la decisione necessaria per realizzare gli obiettivi fissati dalla Giunta comunale non corrisponde – nelle conclusioni – alle premesse narrative, che sappiamo essere “parte integrante e sostanziale della stessa determinazione”: una formula di rito nient’affatto banale, anzi carica di senso.

Caso di studio, ancora una volta, il Comune di Gesualdo (AV), dove svolgo attività di opposizione consiliare.

Tra i beni culturali gesualdini di particolare rilevanza v’è il Castello, che fu dimora del principe madrigalista Carlo Gesualdo (anche questa – temo – una formula di rito). Oggetto di molte attenzioni e fonte di altrettante speranze, il Castello non è risultato mai assente dai dibattiti elettorali. Cosa buona, direi; peggio se si trattasse, anziché di dibattiti, di promesse elettorali.

Proprio per far fronte al malcostume delle promesse elettorali, v’è uno strumento di garanzia, quello dei regolamenti amministrativi. Però, perché un regolamento amministrativo possa produrre il suo effetto di garanzia, occorrono due requisiti: l’uno è che esso sia scritto bene, l’altro è che esso venga applicato (e mai violato oppure eluso).

Veniamo dunque al nostro caso di studio.

Il Comune di Gesualdo, con delibera consiliare n. 46 del 20 dicembre 2018, ha approvato il “Regolamento per la gestione e il funzionamento del Castello di Gesualdo”. Tale Regolamento è alla base di una determinazione amministrativa, la n. 181 del 30 aprile 2019, in cui si scrive:

  • visto e considerato il Regolamento di gestione del Castello;
  • visto e considerato che si intende individuare  un modello organizzativo che garantisca la migliore gestione dei servizi indicati nel Regolamento stesso;
  • visto e considerato che la carenza di personale comunale interno non consente di assicurare la gestione autonoma di detti servizi;

questi ultimi vengono affidati ad una specifica cooperativa locale.

Prima domanda: come viene individuata la cooperativa? Risposta scritta nella determina: in base ad una indagine di mercato svolta in ambito provinciale. Seconda domanda: in che modo vengono affidati i servizi disciplinati dal Regolamento? Risposta sempre scritta nella determina: per affidamento diretto, cioè “senza previa consultazione di due o più operatori economici”.

Nulla contro la cooperativa in questione, ma contro l’affidamento diretto sì. Questo perché l’art. 11 del Regolamento di gestione del Castello, scritto – lo si ricorda per inciso – dalla maggioranza, precisa:

  • che la gestione indiretta deve avvenire sì tramite concessione a terzi delle attività di valorizzazione e/o di servizi,
  • ma che la scelta del concessionario deve avvenire tramite procedura di evidenza pubblica, previa determinazione comunale, si aggiunge, dei requisiti soggettivi ed oggettivi.

A scanso di equivoci: nelle eccezioni previste dall’art. 13 del Regolamento di gestione del Castello di Gesualdo – che meriterebbe una discussione a parte – non rientrano le cooperative di produzione e lavoro.

Si dirà che si tratta in fondo di una “sperimentazione” (perché allora non sperimentare da subito quanto stabilito nel Regolamento?); si dirà che la sperimentazione riguarda l’individuazione di un modello gestionale efficiente (ma, allora, il Regolamento a cosa serve?); si dirà che l’affidamento è tutto sommato per un periodo limitato (il tempo quasi di una collezione primavera-estate); si dirà che l’indagine di mercato (ve ne sarà traccia?) non ha portato ad evidenziare altri soggetti idonei nell’Irpinia dei cento castelli; si dirà che esistono particolari motivi di necessità ed urgenza (che non è possibile citare nelle premesse narrative).  Si dirà infine che la sperimentazione è andata tutto sommato bene, per cui si possono consolidare situazioni di fatto.

Suvvia!

L’interrogativo che pongo – che è anche un interrogativo di dignità – è il seguente: che senso ha approvare un regolamento per poi eluderlo? Forse si è già usciti dal recinto dei dibattiti elettorali…

Visto e considerato che le cose devono andare così, propongo una determina che cambi nome al Regolamento di cui sopra, mutuandolo dalla famosa filastrocca: Oh, che bel Castello… marcondirondirondello.

Almeno questa la si può cantare tutti insieme, senza inganno per grandi e per piccini!

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