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Un’opera tanto attesa quanto ricercata: l’edizione critica dei madrigali di Carlo Gesualdo.

Nella produzione complessiva di Carlo Gesualdo, i Libri Quinto e Sesto di Madrigali a cinque voci sono indubbiamente i più studiati ed eseguiti. Di essi esistono, accanto alle edizioni storiche, alcuni approfondimenti relativamente recenti, risalenti agli anni Cinquanta-Sessanta del secolo scorso. Si tratta delle curatele che portano le note firme di Bizzelli e di Weismann. Queste, tuttavia, sono oggi considerate in gran parte – e per diverse ragioni – superate; cosicché la comunità scientifica internazionale da tempo premeva affinché si desse vita a un’edizione che fosse al passo con l’attuale stato degli studi e dei metodi in campo filologico musicale: obiettivo che il presente libro soddisfa in pieno.

Com’è facile immaginare, restituire dei testi alla propria storia, raccontandone l’utilizzazione che se ne è fatta nel corso dei secoli, è operazione alquanto complessa che richiede una pluralità di competenze. Nel caso di Gesualdo, poi, gli interrogativi cui dare una risposta sono vari e molteplici. Quali furono, ad esempio, i criteri che hanno governato il sistema di notazione della sua musica? Come se ne sciolgono le tante ambiguità esistenti? Cosa “appartenne” realmente all’autore, cosa invece ai “fruitori” della sua arte? Ovvero, nel tempo, quanto ha inciso la divulgazione della musica gesualdiana sull’autenticità dei testi? In che misura questi ultimi risultano “contaminati”? Se si tiene presente che tali punti di domanda riguardano sia i testi musicali sia i testi poetici, si comprende ancor di più l’arduità – e con essa il valore – del lavoro compiuto.

Il punto di partenza per affrontare una simile impresa non poteva che essere l’editio princeps, data alla luce nel 1611 dalla Stamperia Carlino nel Castello di Gesualdo (del Quinto Libro esiste un unico esemplare, cui mancano le parti di Canto e Tenore; del Sesto Libro invece restano tre esemplari, tutti mutili, tra i quali risulta disperso il solo Tenore). Dunque un cammino non facile, anzi dall’inizio difficile, la cui prosecuzione richiedeva l’analisi dei principali “testimoni” delle musiche gesualdiane analizzate. Dall’edizione di Simone Molinaro del 1613 a quelle Gardano (Magni), rispettivamente del 1614 e del 1616, fino ad arrivare a tutte le altre meritevoli di essere considerate: esemplari quasi mai completi, ciascuno ricco e povero al tempo stesso di qualche parte o di qualche elemento e, perciò, tutti insieme indispensabili per la migliore comprensione dell’edizione originaria. Appare quasi superfluo sottolineare che raccogliere siffatte testimonianze, perché potessero essere studiate criticamente, ha significato compiere un affascinante viaggio presso le biblioteche e gli archivi di mezzo mondo: Glasgow, Oxford, Cambridge, Parigi, Monaco di Baviera, Toronto, San Francisco (oltre che ovviamente i luoghi italiani che pure conservano tracce significative della musica gesualdiana, come Bologna, Firenze, Roma e Napoli). Ne è uscita una ricostruzione senza eguali. Se le partiture gesualdiane sembrano restituite finalmente alla loro storia (esse infatti occupano per intero la seconda parte del testo), non mancano importanti rivelazioni storiche.

Basterà osservare, ad esempio, che attraverso l’attenta esegesi delle dediche presenti nelle diverse edizioni si è giunti a risultati conoscitivi di grande rilevanza: dalla datazione dei madrigali al modo proprio di Gesualdo di concepire la creazione artistica, la sua paternità, la poetica che ne è alla base, l’oscillazione tra il mondo degli affetti e la codificazione dei concetti, il rapporto con gli ambienti musicali a lui contemporanei (in particolare, quelli meridionali e quelli ferrarese e fiorentino). Mai come adesso, insomma, Carlo Gesualdo risulta adeguatamente inserito nel contesto che fu suo, indagandone tutti gli orizzonti culturali. Tra questi ovviamente il contrappunto, il cromatismo, l’organizzazione dello spazio sonoro, delle funzioni cadenzali, dell’articolazione formale e così via.

Il libro si segnala inoltre per l’edizione critica dei testi poetici, riportati anche in trascrizione moderna, e per un esaustivo articolo che ricostruisce – come finora non è stato fatto – tutta l’attività tipografica di Giovanni Giacomo Carlino. La restitutio textus di cui si diceva all’inizio, dunque, non ha riguardato solo la musica, bensì la poesia dei madrigali; non solo la divulgazione di questi ultimi, bensì la loro composizione editoriale. In entrambi i casi si offrono riferimenti e informazioni che gettano nuova luce sulle motivazioni e sulle implicazioni culturali dell’opera di Carlo Gesualdo: dalla cerchia di litterati in grado di suscitare l’interesse dell’autore al “meticoloso governo” della stampa musicale, che passò attraverso la consapevole scelta di fregi e cornici, la combinazione non casuale dei tipi, la peculiarità dei capilettera, le modalità e le quantità delle correzioni apportate, quindi l’individuazione oggi di alterazioni e aggiunte manoscritte. Tutti elementi capaci di svelare innumerevoli aspetti delle sperimentazioni gesualdiane (Riproduzione riservata©).

Scheda: Carlo Gesualdo, Madrigali a cinque voci – Libro Quinto e Libro Sesto, Edizione critica a cura di Maria Caraci Vela (Quinto Libro) e Antonio Delfino (Sesto Libro), Testi poetici a cura di Nicola Panizza, con uno scritto di Francesco Saggio, prefazione di Giuseppe Mastrominico, Gesualdo, 2013 [pp. I-CIX e 1-210 / ISBN 97888906830]